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                         Comune di Librizzi (ME)

                             Ufficio del Sindaco

 

                                     Commemorazione dei Defunti e dei Caduti di tutte le guerre

 

Nel giorno in cui ci ritroviamo a commemorare i nostri cari defunti, il pensiero di ciascuno corre inevitabilmente agli affetti più cari, a coloro che abbiamo conosciuto e amato, serbandone intenso il ricordo.

Esiste, tuttavia, un dolore che ci accomuna trascendendo i legami, le parentele, le relazioni personali: è il peso gravoso delle pagine più tristi della nostra storia, in cui uomini e donne di età ed estrazione sociale diversa hanno perso la vita a causa della violenza, dell’odio tra i popoli, della degenerazione esplosiva di contrasti politici. Sono le vittime di tutti i conflitti, ferite recenti o lontane nel tempo, che scuotono le nostre coscienze e ci esortano, adesso più che mai, all’impegno collettivo per la tolleranza, il rispetto, la condivisione. Per la pace.

Oggi, 2 novembre, vorrei dedicare queste riflessioni a coloro che troppo spesso dimentichiamo, ai Caduti di tutte le guerre. A quelli della Grande Guerra, che fu espressione, all’epoca, anche di un malessere diffuso in cui, a sacrificarsi, sono stati soprattutto coloro che appartenevano alle classi meno abbienti: contadini, operai, uomini lontani dalle stanze del potere e costretti a imbracciare un fucile o una mitragliatrice nel freddo di una trincea al confine della nostra Nazione.

E quante furono, durante il secondo conflitto mondiale, le famiglie spezzate? Quanti padri e mariti partirono per il fronte consapevoli che quell’ultimo abbraccio sulla porta di casa era un addio?

La guerra, in fondo, è tragicamente simile a un mosaico. L’immagine che si staglia nitida, più forte di ogni altra è quella dello scontro armato, ma ogni tassello reca in sé il dramma profondo e ineludibile dell’individuo chiamato a negare il concetto stesso di umanità, di fratellanza. Innumerevoli piccoli riquadri nei quali ritroviamo l’alta uniforme degli ufficiali, l’elmetto del soldato semplice, il volto dei civili divenuti incolpevoli bersagli, le mani dei lavoratori che prestarono la propria fatica all’industria bellica e ne rimasero schiacciati, ma anche il coraggio di quanti hanno dato se stessi per difendere un ideale di Nazione democratica al quale è nostro dovere rendere omaggio.

Alla determinazione e alla strenua volontà di quella gente nel perseguire la Liberazione va il nostro tributo.

Caduti, dispersi, feriti o mutilati, figli di questa terra che li celebra nelle ricorrenze solenni, certo, ma quotidianamente, attraverso il comportamento di ciascuno, può e deve onorarne la memoria.

La pace, infatti, si costruisce e si consolida tramite i grandi patti internazionali, ma si perpetua solo nel diffondersi di una mentalità aperta all’incontro con l’altro, al confronto onesto e corretto con la diversità.

La guerra non appartiene al passato, non è un capitolo da studiare nei libri scolastici. Ce lo insegna, con le sue strategie sordide, il terrorismo che irrompe nella normalità di una vacanza, di un breve percorso in treno per recarsi al lavoro, del primo giorno di scuola. Ce lo rammentano, inesorabili, i cosiddetti “errori” nei bombardamenti che cancellano abitazioni e nuclei familiari, così come i veicoli che esplodono in una caserma, tra i disoccupati in fila per il collocamento, in mezzo ai bambini che aspettano una caramella.

Non voltiamo lo sguardo altrove, per quanto tali realtà appaiano lontane, geograficamente o nel tempo.

In questa circostanza di raccoglimento e riflessione, nella quale commemoriamo i nostri cari, rivolgiamo un pensiero commosso e sincero al dolore di chi, a causa di ogni forma di conflitto, ha perso un amico o un familiare. A quanti portano, sul proprio corpo e nel cuore, le cicatrici della guerra. Alle tante, troppe persone che hanno dovuto lasciare il paese in cui sono cresciuti per avviarsi, con coraggio e dedizione, alla causa per la quale combattevano, e non hanno più fatto ritorno.

E’ a tutti loro che oggi, come rappresentante di un’Istituzione fondata sulla democrazia e come cittadino che crede nella pace, vorrei fare una promessa: la ricerca del dialogo, prima dello scontro; la coerenza nelle idee e nelle azioni, arricchita però dalla capacità di ascoltare l’altro; la disponibilità a trarre, da posizioni diverse, un monito a fare meglio o un insegnamento.

Perché, come scriveva Bertold Brecht, “… l’uomo fa di tutto. Può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare”. Che il ragionamento, insieme all’intensità del ricordo, possa renderci persone migliori, e far sì che la morte di questi uomini e donne, ragazzi e ragazze, non sia una testimonianza vana. Grazie.

Dalla Residenza Municipale                                                                                       

                                                                                                    Renato Cilona, Sindaco di Librizzi