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 foto prima macchina a Librizzi

foto pubblicata in "Librizzi" di A. D'Amico, Edas 1996

I mezzi di trasporto,

una volta...

ll brano che segue è tratto dal volume “Memorie di ieri e dell’altro ieri” di Marco Marziano, pubblicato nel 1997.  Un omaggio all’autore scomparso, un tuffo nella giovinezza dei nostri padri, un documento sul mondo che non c’è più ...

“I MEZZI DI TRASPORTO - Da sempre per i collegamenti con i paesi limitrofi dai Librizzesi erano stati utilizzati asini, pochi muli e qualche cavallo, anche se la maggior parte di loro si spostava a piedi. Non molte erano le famiglie che possedevano un calesse e appena due o tre che disponevano di una carrozza con mantice trainata da un cavallo.

 

Più tardi chi doveva raggiungere la stazione di partenza della diligenza prima o quella ferroviaria dopo per recarsi da Patti a Messina era costretto a partire da Librizzi in piena notte magari a dorso d'asino o di mulo e accompagnato da qualcuno che per una lira gli portava le valigie.C'era pure chi per non perdere tante ore di sonno preferiva portarsi a Patti il giorno prima anche per trascorrere una serata diversa con amici e conoscenti presso il Circolo "Principe di Piemonte" tra una partita a carte e qualche chiacchierata e poi passare la notte presso parenti e trovarsi fresco e riposato per un viaggio che sarebbe durato quasi l'intera giornata con cambio di cavalli nei pressi di Milazzo.

 

Nei primi anni del secolo una ditta di Patti cominciò ad effettuare un collegamento giornaliero con Librizzi per il trasporto di persone con una carrozza con mantice trainata da un cavallo, e assunse pure il servizio per il trasporto della posta. Il garage dove pernottavano cavallo e vetturino era ubicato nella via Umberto Io ed era pure la stazione di partenza e d'arrivo.

 

In genere il cavallo che tirava la carrozza era sempre poco più che un vecchio ronzino malandato e poco costoso e la sua sopravvivenza era limitata nel tempo. Poi, un giorno crollava senza più potersi rialzare. E allora il padrone lo faceva trascinare fino al più vicino parapetto di un ponticello e lo lasciava cadere sul fondo sottostante. Così, tristemente e miseramente si concludeva l'esistenza di un quadrupede che forse in gioventù era stato protagonista di riguardo.

 

A quel punto e fino all'acquisto di un altro animale il servizio postale veniva affidato a qualche proprietario di mulo o asino che però doveva essere incensurato e godere di fiducia e senso di responsabilità.

 

Intanto, dopo un secolo abbondante dalla sua invenzione, percorrendo il pietroso fondo stradale Colla - Librizzi faceva la sua prima apparizione l'automobile, il cui arrivo in piazza intorno al 1914 destò enorme clamore tra la popolazione che accorrendo curiosa rimase sbalordita nel vedere quella che definì la "carrozza senza cavalli".

 

Era una FIAT 501 di proprietà del biscottificio Bovaconti di Termini Imerese, guidata da un suo rappresentante di origine librizzese, il Sig. Carmelo Capitti.Verso la fine degli anni Venti un intraprendente signore di S. Piero Patti, tale Michelangelo Facciolà, metteva sulla strada Raccuia - S. Piero Patti - Librizzi - Patti un 'imponente autocorriera SP A, con in alto la pretenziosa scritta "AB IGNE RESURGO ", alimentata a "gas povero ", cioè con motore a legna il cui avviamento tra l'altro era successivo alla prova del fiammifero accostato al dispositivo che doveva essere saturo di gas.

 

Per ogni viaggio occorreva un carico di almeno 50 Kg di legna. Si concludeva così l'era della carrozza. Il trasporto delle merci e materiale  vario invece ancora per tanto tempo continuò ad essere affidato ai quattro, cinque carretti del luogo che tra l'altro assicuravano le forniture delle merci alle botteghe del paese.

 

I guadagni erano aleatori e la morte del mulo per il carrettiere poteva anche significare la fine della sua attività fino a farlo improvvisare artigiano o contadino a causa della impossibilità finanziaria di acquistare un altro animale.

 

Più tardi il sopravvenire di mezzi motorizzati segnò la fine anche del carretto, il veicolo che di solito tra le tre e le quattro del mattino di tutti i giorni, alla luce fioca e malferma di una lanterna a petrolio pencolante, se ne andava guidato dal carrettiere, il quale forse per tenersi sveglio o forse per rompere la monotonia dei latrati dei cani, il gracchiare delle rane o il verso stridulo e sinistro di gufi e allocchi cantava stornelli, e con tanti punti coronati quasi per godersi la melodicità della sua voce, ma anche per sentirsi meno solo nel buio fitto della notte.”